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In Italia nel 2013 i ricavi dell’advertising online, con 1,8 miliardi di euro, hanno sorpassato quelli della raccolta pubblicitaria a mezzo stampa, ferma a 1,4 miliardi di euro. La Tv resta il canale principale per la pubblicità con una raccolta di quasi 3,2 miliardi di euro, ma in leggera flessione ...

rispetto al 2012.

Scopriamo insieme le nuove frontiere dell’advertising.

IAB Italia e gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano hanno  mappato, in maniera esaustiva e rappresentativa, l’intero mercato del Digital Advertising, decretando il sorpasso dell’advertising online sulla pubblicità della carta stampata.

Sempre più aziende si affidano al Buzz Marketing. Buzz in italiano vuol dire “ronzio” e solitamente viene associato al rumore generato da uno sciame d’api. Il buzz marketing è quell’insieme di attività di marketing off-line e on-line che permettono di creare, sviluppare e mantenere vivo intorno ad un prodotto, brand o azienda quel brusio di fondo generato dal passaparola ad alta frequenza che si estende all’interno di una rete social costituita da utenti e consumatori.

L’advertising online rappresenta il 27% del mercato pubblicitario italiano complessivo, mentre la raccolta a mezzo Stampa si ferma al 21%. Nel 2012 le quote dei due comparti erano invertite.

Il mondo del giornalismo sta affrontando da anni una crisi che si fa sempre più complessa.
Secondo il rapporto Fieg ‘La Stampa in Italia 2011-2013′, gli effetti più drammatici si sono prodotti in settori come la carta stampata, dove il fatturato complessivo è diminuito del 21,2%. Agli investimenti in tecnologia non sembra seguire però innovazione creativa: la pubblicità come è sempre stata concepita, in un contesto digitale permeato da interattività e partecipazione, non funziona.
I banner risultano inefficaci (questo tipo di annunci, porta a un solo click per ogni 1000 apparizioni), con conseguente calo della logica del pay per click tramite le campagne effettuate su Google Adwords e Facebook Ads. Come sottolinea Deanna Brown, CEO di Federated Media Publishing, “in un ecosistema 2.0 serve altro. Servono storie, contenuti, che possano appassionare e fidelizzare il cliente”.

Grandi testate internazionali come il New York Times, The Guardian, L’Huffington Post così come in Italia La Repubblica, Il Corriere e il Sole 24 Ore hanno scelto la digitalizzazione, sviluppando – in tempi di crisi – nuove strategie di business e dando vita allesponsored stories, articoli sponsorizzati da aziende, attraverso il Native Advertising. Dunque le redazioni fanno fronte al calo a due cifre nei ricavi di quotidiani e periodici.

Spalancando così le nuove frontiere dell’advertising.

La forza del Native Advertising è quella di riuscire a fondere la pubblicità con il contenuto tradizionale della carta stampata, in modo tale da incrementare notevolmente la visibilità e la condivisione ma soprattutto di migliorare l’esperienza visiva/contenutistica dell’utente.

Vi  invitiamo quindi ad una riflessione. La stampa è davvero in crisi?